Il 2025 segna un passaggio cruciale per la rendicontazione di sostenibilità in Italia. Con l’entrata in vigore della CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) e dei nuovi ESRS (European Sustainability Reporting Standards), le società quotate si sono trovate ad affrontare un cambio di paradigma: dalla comunicazione volontaria alla rendicontazione strutturata, verificabile e comparabile.
Il recente Rapporto Consob 2025 analizza proprio questo primo anno di applicazione, offrendo spunti preziosi per comprendere come le aziende italiane stanno affrontando la transizione.
Un primo anno di CSRD: tra evoluzione e complessità
ll Rapporto evidenzia un dato chiaro: le aziende hanno compiuto uno sforzo significativo per adeguarsi ai nuovi standard, ma il percorso è ancora in fase di consolidamento.
Tra gli elementi più rilevanti emerge:
- una crescente strutturazione delle informazioni ESG
- un maggiore allineamento ai requisiti degli ESRS
- l’introduzione di processi più formalizzati di raccolta e validazione dei dati
Tuttavia, non mancano criticità. In particolare:
- difficoltà nell’applicazione pratica della doppia materialità
- eterogeneità nella qualità delle disclosure
- complessità nella gestione dei dati lungo la catena del valore
Questo conferma che la CSRD non è solo un adempimento normativo, ma un vero progetto di trasformazione aziendale.
Il nodo centrale: la doppia materialità
Uno degli aspetti più sfidanti riguarda l’analisi di doppia materialità, cuore degli ESRS. Molte aziende hanno avviato il processo, ma il Rapporto Consob evidenzia come:
- spesso manchi una metodologia chiara e documentata
- il coinvolgimento degli stakeholder sia ancora limitato o poco strutturato
- i risultati non sempre siano pienamente integrati nei processi decisionali
In altre parole, la doppia materialità è stata avviata, ma non sempre interiorizzata.
Per le imprese, questo rappresenta un passaggio chiave: trasformare un esercizio metodologico in uno strumento strategico.
KPI ESG: più dati, ma non sempre più utili
Il Rapporto sottolinea un aumento significativo dei KPI rendicontati, segnale positivo di maggiore trasparenza. Ma quantità non significa automaticamente qualità.
Tra le principali criticità:
- indicatori non sempre coerenti con i rischi e le opportunità individuate
- difficoltà nel collegare i KPI agli obiettivi strategici
- limitata comparabilità tra aziende
Il rischio è che i KPI restino un esercizio descrittivo, invece di diventare leve concrete di gestione.
Governance e processi: il vero cambio di passo
Se ambiente e sociale definiscono i contenuti, è la governance a determinare la qualità della rendicontazione.
Il Rapporto Consob evidenzia come le aziende più mature siano quelle che:
- hanno integrato la sostenibilità nei processi decisionali
- coinvolgono attivamente il top management
- hanno definito ruoli e responsabilità chiari
Non si tratta di aggiungere nuovi livelli organizzativi, ma di integrare l’ESG nei processi esistenti: acquisti, finanza, R&D, HR.
È qui che la CSRD mostra il suo impatto più profondo.
Dalla compliance alla strategia: la vera sfida per le aziende
Il primo anno di applicazione della CSRD racconta una fase di transizione: le aziende stanno imparando a gestire nuovi standard, nuovi dati e nuove responsabilità.
Ma il vero salto di qualità avverrà quando la rendicontazione smetterà di essere vista come un obbligo e diventerà uno strumento di gestione e creazione di valore.
Le aziende che sapranno:
- strutturare processi solidi
- definire KPI rilevanti
- integrare l’ESG nelle decisioni
avranno un vantaggio concreto, non solo in termini di compliance, ma di posizionamento sul mercato.
Il Rapporto Consob 2025 offre una fotografia chiara: la direzione è tracciata, ma il percorso è ancora in evoluzione.
Per le imprese, il messaggio è altrettanto chiaro: non basta “fare rendicontazione”, serve costruire un sistema ESG integrato. Ed è proprio qui che si gioca la differenza tra chi si limita ad adeguarsi e chi utilizza la sostenibilità come leva strategica.