In un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche, crisi energetiche e crescente instabilità economica, il nuovo Rapporto di Primavera 2026 dell’ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) lancia un messaggio chiaro: sostenibilità e competitività non sono più obiettivi contrapposti.
Al contrario, il documento evidenzia come la capacità di affrontare le sfide ambientali e sociali rappresenti oggi un fattore strategico per la crescita economica, la resilienza delle imprese e la qualità della vita delle persone. Attraverso scenari e proiezioni al 2030 e al 2050, il Rapporto offre una fotografia dello stato di avanzamento dell’Italia verso gli obiettivi dell’Agenda 2030 e delle scelte che saranno necessarie nei prossimi anni.
Un contesto globale sempre più complesso
Il quadro internazionale descritto dall’ASviS è caratterizzato da una crescente frammentazione politica ed economica. I conflitti in corso, le tensioni commerciali, le crisi energetiche e gli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico stanno mettendo sotto pressione governi, imprese e cittadini.
In questo scenario, alcune politiche legate alla transizione ecologica subiscono rallentamenti o vengono messe in discussione. Tuttavia, proprio l’instabilità degli ultimi anni ha evidenziato quanto sia rischioso dipendere da fonti energetiche non sostenibili e quanto sia importante investire in resilienza, innovazione e autonomia energetica.
Secondo l’ASviS, il futuro non è determinato dagli eventi, ma dalla capacità di trasformare le crisi in opportunità attraverso strategie coordinate e investimenti di lungo periodo.
I numeri dimostrano che la sostenibilità genera valore
Uno dei passaggi più significativi del Rapporto riguarda il legame tra sostenibilità e performance aziendali.
Le elaborazioni realizzate da Istat e dall’Istituto Tagliacarne mostrano come le imprese maggiormente impegnate sui temi ESG abbiano ottenuto risultati superiori rispetto alle aziende meno orientate alla sostenibilità.
Tra il 2017 e il 2024, le imprese con un elevato profilo ESG hanno registrato una crescita dei ricavi del 65%, contro il 55% delle imprese con minore attenzione a questi aspetti. Nello stesso periodo, l’occupazione è aumentata del 40%, rispetto al 28% registrato dalle aziende meno sostenibili.
Ancora più significativo il dato relativo agli investimenti immateriali, cresciuti del 167% nelle imprese più avanzate sui temi ESG, contro il 97% delle altre.
Anche nel comparto manifatturiero emerge un vantaggio competitivo concreto: le aziende con un elevato livello di sostenibilità generano un valore aggiunto superiore del 16,7% rispetto a quelle con performance ESG più basse.
I benefici risultano particolarmente evidenti in alcuni settori strategici per il sistema produttivo italiano, tra cui alimentare, tessile, moda, chimico-farmaceutico e industrie ad alta intensità energetica.
Imprese, cittadini e finanza continuano a credere nella sostenibilità
Nonostante il dibattito pubblico spesso polarizzato, il consenso verso gli obiettivi dell’Agenda 2030 rimane elevato.
L’indagine Ipsos realizzata per ASviS evidenzia come il 90% di studenti e famiglie consideri importanti gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, mentre l’85% degli operatori economici riconosce la centralità di questi temi per il futuro delle imprese. Anche tra i cittadini emerge una crescente consapevolezza: oltre sette persone su dieci dichiarano di essere disposte a modificare le proprie abitudini per adottare comportamenti più sostenibili.
Parallelamente, il settore finanziario continua a integrare criteri ESG nelle proprie strategie di investimento. Le compagnie assicurative italiane hanno ormai quasi completamente incorporato tali criteri nelle proprie politiche finanziarie, mentre cresce il peso dei fondi sostenibili e degli investitori istituzionali orientati alla finanza responsabile.
Secondo Morningstar, il patrimonio globale dei fondi sostenibili ha ormai superato i 3.900 miliardi di dollari, confermando che la sostenibilità continua a rappresentare una direzione di sviluppo rilevante anche per i mercati finanziari.
I ritardi dell’Italia verso gli obiettivi del 2030
Accanto agli elementi positivi, il Rapporto evidenzia diverse criticità che rischiano di rallentare il percorso del Paese.
Secondo le analisi dell’ASviS, l’Italia continua a procedere attraverso interventi frammentati, senza una strategia integrata e coerente di sviluppo sostenibile. Le conseguenze sono evidenti: delle 38 misure quantitative monitorate, ben 22 rischiano di non essere raggiunte entro il 2030.
Le principali aree di ritardo riguardano la diffusione delle energie rinnovabili, la qualità dell’occupazione, la riduzione delle disuguaglianze, la formazione e la competitività del sistema produttivo. Permangono inoltre criticità legate alla decarbonizzazione, alla gestione delle risorse idriche e al divario territoriale tra diverse aree del Paese.
Il rischio è quello di arrivare alla fine del decennio senza aver realizzato le trasformazioni strutturali necessarie per affrontare le sfide economiche, sociali e ambientali dei prossimi decenni.
La transizione energetica come leva di sviluppo
Tra le priorità individuate dal Rapporto emerge con forza la necessità di accelerare la transizione energetica.
Per rafforzare la competitività del Paese e ridurre la dipendenza energetica dall’estero, sarà necessario aumentare gli investimenti in fonti rinnovabili, sistemi di accumulo, reti intelligenti, autoconsumo ed elettrificazione dei consumi.
Le simulazioni sviluppate insieme al Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici mostrano come politiche coordinate nei settori dell’energia, dell’innovazione, della digitalizzazione e dell’occupazione possano produrre effetti positivi significativi sul benessere complessivo del Paese entro il 2050.
Un’opportunità da cogliere nei prossimi due anni
Secondo l’ASviS, il biennio 2026-2027 rappresenta una fase particolarmente importante per orientare le politiche pubbliche verso uno sviluppo più sostenibile.
Nei prossimi mesi saranno infatti avviati processi strategici come la revisione della Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile, la presentazione della Voluntary National Review alle Nazioni Unite, la definizione del Piano di Accelerazione Trasformativa e la revisione del Piano Strutturale di Bilancio per il periodo 2028-2032.
L’invito rivolto alle istituzioni è quello di superare una logica basata sulla gestione delle emergenze e adottare una visione di lungo periodo capace di integrare crescita economica, innovazione, giustizia sociale e transizione ecologica.
Il futuro si costruisce oggi
Il titolo del Rapporto richiama un “mondo instabile”, ma il messaggio finale è tutt’altro che pessimista.
Le evidenze raccolte mostrano che le imprese che investono nella sostenibilità crescono di più, innovano maggiormente e attraggono più risorse. I cittadini continuano a riconoscere il valore degli obiettivi dell’Agenda 2030 e il sistema finanziario conferma il proprio interesse verso investimenti sostenibili.
La vera sfida non è comprendere se la sostenibilità sia conveniente, ma trasformare questa consapevolezza in strategie concrete, misurabili e orientate al lungo periodo.
Dalla consapevolezza all’azione
Per molte imprese il tema non è più decidere se intraprendere un percorso ESG, ma capire come farlo in modo efficace.
Integrare la sostenibilità nella strategia aziendale significa definire obiettivi chiari, misurare i risultati, sviluppare strumenti di governance adeguati e comunicare in modo trasparente il valore generato.
ESGnext supporta le organizzazioni in questo percorso attraverso attività di consulenza strategica, redazione del Bilancio di Sostenibilità, sviluppo di policy e strumenti di governance, accompagnamento normativo e percorsi di miglioramento continuo.
Perché oggi la sostenibilità non rappresenta soltanto una responsabilità verso il futuro, ma una concreta opportunità di crescita per il presente.